Attaccare comunque?


Livello 33
Punti vita
100 %
Esperienza
72.73 %
Forza
111
Destrezza
90
Agilità
71
Costituzione
75
Carisma
58
Intelligenza
69
Armatura 2102
Danno 101 - 115
Attenzione

L`oggetto verrà legato all`anima non appena lo indosserai.



Corporazione: Tempesta-di-Fuoco [TDF]
Lingua

Descrizione del personaggio

Ecco la storia di Greatsword, il gladiatore più forte di Roma:
Il sole di Roma bruciava sulla sabbia rovente dell'arena, ma per Greatsword, il calore era solo un altro compagno familiare. Non era nato in questa città di marmo e potere; le sue origini erano avvolte nel mistero, si diceva fosse venuto dalle terre selvagge del Nord, con una forza e una statura che superavano quelle di qualsiasi uomo romano. Il suo nome, datogli dalla folla e dai suoi avversari, era "Greatsword" – Grande Spada – un tributo alla lama imponente che brandiva con una grazia letale.
Non era un uomo di molte parole. I suoi occhi, di un azzurro freddo come l'acciaio, parlavano di battaglie e perdite che nessuno osava chiedere. Era stato catturato, ridotto in schiavitù e gettato nel Ludus del temibile lanista Tiberius, un uomo che vedeva nei suoi gladiatori solo strumenti di guadagno e spettacolo. Ma Greatsword era diverso. La sua abilità non era solo forza bruta; era una danza mortale di precisione, velocità e una calma glaciale che lo rendeva invincibile.
Ogni volta che entrava nell'Anfiteatro Flavio, un silenzio reverenziale calava sulla folla prima che esplodesse in un boato assordante. I suoi avversari, che fossero retiarii agili, mirmilloni corazzati o feroci bestie selvagge, cadevano uno dopo l'altro. La sua grande spada, pesante e affilata, si muoveva come un'estensione del suo braccio, parando, fendendo e colpendo con una potenza devastante. Non c'era traccia di paura nei suoi movimenti, solo una determinazione ferrea a sopravvivere.
La sua fama crebbe a dismisura. Imperatori e senatori venivano a vederlo combattere, scommettendo fortune sul suo successo. Le donne romane sussurravano il suo nome con ammirazione e timore. Ma Greatsword rimaneva impassibile, il suo sguardo fisso solo sulla prossima sfida, sulla prossima vita da prendere o da salvare.
Un giorno, fu annunciato un combattimento senza precedenti. Greatsword avrebbe affrontato non uno, ma tre dei più temuti gladiatori di Roma contemporaneamente: il "Leone di Cartagine", un gigante africano con una mazza chiodata; la "Vipera", un astuto trace specializzato in imboscate; e "Fulmine", un velocissimo gallo armato di due pugnali. L'arena era stracolma, l'aria densa di eccitazione e attesa.
Il combattimento fu brutale. Il Leone caricò per primo, la sua mazza che fischiava nell'aria, ma Greatsword schivò con agilità sorprendente per la sua mole, e la sua spada colpì il ginocchio del gigante, facendolo ruggire di dolore. Mentre il Leone barcollava, la Vipera si avventò da dietro, ma Greatsword, con un movimento fluido, usò la sua grande spada per deviare l'attacco, disarmando il trace con un colpo secco. Fulmine, il più veloce dei tre, tentò di approfittarsi del momento, lanciando i suoi pugnali, ma Greatsword parò il primo e afferrò il secondo al volo, lanciandolo indietro con forza letale.
La battaglia continuò, un turbine di acciaio, sangue e sabbia. Greatsword si muoveva come un fulmine, la sua spada un lampo costante. Alla fine, con un'ultimo, potente fendente, abbatté il Leone. La Vipera, terrorizzata, si arrese, e Fulmine, ferito e disarmato, cadde in ginocchio. La folla esplose in un'ovazione assordante, il nome di Greatsword risuonava in ogni angolo dell'arena.
L'Imperatore, impressionato dalla sua incredibile abilità e dal suo coraggio, gli offrì la libertà. Ma Greatsword scosse la testa. Aveva trovato il suo scopo nell'arena, un luogo dove la sua forza e la sua disciplina potevano essere messe alla prova ogni giorno. Non era un uomo per la vita tranquilla. La sua casa era la sabbia, la sua famiglia erano i suoi compagni gladiatori, e il suo destino era la spada.
Continuò a combattere, un'icona di forza e resilienza, il gladiatore più forte che Roma avesse mai conosciuto. E anche se la sua storia non fu mai scritta nei libri di storia come quella degli imperatori o dei generali, il nome di Greatsword visse per sempre nei racconti dei ludi, un sussurro di ammirazione e timore